Viaggio in pullman con Zapatero
Toni Fontana
Gli ultimi negozianti di calle Ferraz hanno appena abbassato le serrande quando una piccola folla si raduna davanti alla sede del Psoe. Dall’edificio sbucano gli addetti stampa con un pacco di accrediti. Inizia la «carovana di Zapatero», un lungo viaggio in pullman attraverso la Spagna che vota il 9 marzo. Mancano due ore all’inizio ufficiale della campana elettorale. La destra di Rajoy la inaugura con un comizio nel quartiere Salamanca, il più esclusivo di Madrid. «Zapatero - spiega Barbara, una collega della radio spagnola - ha scelto il Palacio municipal de Congreso del campo de las naciones».
«È un luogo dove si tengono le fiere più importanti - continua Barbara -, sulla strada per l’aeroporto di Barajas». Arrivano troupes con cavalletti ed ogni sorta di diavolerie della tecnologia televisiva, fotografi dell’agenzia Efe, firme più o meno note del giornalismo ispanico. Si aggrega anche un gruppo di giovani gay che ha organizzato per il primo marzo un «acto di apoyo» al leader e distribuisce un volantino con un grande cuore rosso con la scritta: «Se ami Zapatero, unisciti». Il pullman, modernissimo, sfreccia sull’autostrada in direzione dell’aeroporto. Domani sarà a Leon, ai confini con la Castiglia, poi in Andalusia e nel resto della Spagna. Zapatero percorrerà 13.500 chilometri toccando 15 province.
La legge parla chiaro, solo a mezzanotte in punto i leader potranno parlare in pubblico. Per cui ai registi della campagna elettorale tocca il compito di creare l’attesa, tenere alta la tensione in vista dell’arrivo del leader. E la fantasia non manca. Quando arriviamo, al seguito di Zapatero, la grande sala del Palacio, sovrastata da un ampio loggione, è stracolma. Ci saranno 5-6 mila persone. Alle spalle del palco alcune decine di giovanissimi intonano cori da stadio (i nuovi votanti sono 1,7 milioni), e si alzano formando «l’onda». «Quando si vota in Italia?» ci chiedono in molti, mentre due maxischermi mostrano il video di «defender l’alegria», la canzone della Piattaforma di appoggio a Zapatero lanciata da intellettuali e personaggi dell’arte e dello spettacolo. Il simbolo del movimento è una «c» rovesciata attorno all’occhio sinistro che, nel linguaggio dei sordomuti (che verrà usato per tutta la serata) vuol dire «presidente Zapatero». Ed ecco la trovata che eccita il pubblico. Un gruppo di giovani improvvisa con bottiglie di plastica vuote, bidoni e pialle elettriche una sorta di «flamenco-rap», il travolgente suono di tamburi ed i rumori sempre più intensi e ritmati diventano la colonna sonora per l’arrivo dei leader. Zapatero entra dell’ingresso in alto sulla platea, abbraccia la moglie Sonsoles Espinosa, una bella signora bionda che sfoggia una camicia rosso garibaldino. La coppia viene accolta da centinaia di bandiere, e un coro di inni al «presidente». «Noi spagnoli - ci dice una militante sui 50 anni - siamo fatti così, siamo passionali, forse voi in Italia non ci capirete..». Ed ecco l’altra trovata che manda alle stelle la gioia della platea. Zapatero sale sul palco e tocca un cubo che, al contatto, si illumina mostrando la scritta «Psoe». Il primo pensiero del leader è alle «192 vittime dell’attentato dell’11 marzo 2004».
Si vedono volti in lacrime, alcuni piangono e si abbracciano.
Zapatero parla senza enfasi, alterna toni bassi ad altri più forti e decisi; avvicinandoci al palco notiamo che i sorrisi che si vedono sui maxischermi sono però scavati in un volto carico di tensione, serio. Zapatero tocca il punto dolente, il rischio di astensionismo che inquieta i dirigenti del Psoe: «Alcuni pensano che votare o astenersi è la stessa cosa - dice il presidente del governo - ma noi in questi 30 anni abbiamo costruito una Spagna moderna, libera e democratica perché i nostri elettori ci hanno seguito». Poi un affondo contro gli avversari: «Noi siamo la Spagna che guarda al futuro, la Spagna del passato non tornerà mai più. La maggioranza degli spagnoli non accetterà mai più che le donne vengano discriminate nel lavoro, e noi siamo in questa maggioranza. La nostra è la Spagna della solidarietà che lotta contro la povertà nel mondo, che vuole il dialogo e la convivenza». Gli altri, i popolari di Mariano Rajoy - prosegue Zapatero - «rappresentano un passato autoritario». I giovani si alzano e sventolano le bandiere del Psoe, Zapatero si rivolge a loro che «hanno scelto la solidarietà la lotta contro le ingiustizie, che si battono per uno sviluppo sostenibile, che sono preoccupati per i mutamenti del clima». Tra applausi sempre più intensi (e una contestazione di lavoratori in sciopero del ministero della Giustizia che non interrompe il comizio) Zapatero conclude parlando del «dialogo sociale» (per il 10 marzo, all’indomani delle elezioni, ha già convocato sindacati e Confindustria), del salario minimo, delle leggi che hanno esteso i diritti civili. Non una parola sulle polemiche con la Chiesa. E quasi l’una quando Zapatero si rivolge ad «amiche e amici, compagne e compagni» per chiedere «il massimo sforzo, ogni minuto, ogni giorno. Da 130 anni - conclude - il Partito socialista operaio spagnolo si muove in un’unica direzione».
da unitàonline
lunedì sera c'è il primo dei due dibattiti televisivi tra zapatero e rajoy.
starò appiccicata alla tv, tanto oramai capisco tutto....
quello che non capisco è questa crisi economica così forte che c'è qui in spagna (o almeno in andalucia), e che noi dall'italia non vediamo....