senti come piove madonna come piove senti come viene giù...e io che chiaramente pensavo fosse estate, mi sono portata un paio di sandali e un paio di scarpette leggere, che dopo tre metri stamattina erano già bagnate.
ok, non mi lamento. che mi sono persa i miei amati occhiali da sole posso dirlo almeno.
se continua lo malotiempo domani torno, altrimenti proseguo fino a sabato, si sta troppo bene qui. domani vanno via tutti i turisti e l'isola si svuota....voi direte: ma tu non sei una turista? no, io mi sento una quasi indigena, ma questa è un'altra storia.
vi abbraccio e buon primo maggio, io domani vado a raccogliere le fave al campo.
qualche articolo di stamattina sui quotidiani.
con la speranza che, intanto, segolène celapossafare:
se poi mi torna l'ispirazione, provo a riscrivere il post sul congresso.
e tanti auguri a rita levi montalcini che oggi compie 98 anni!
non facciamo cadere nel dimenticatoio rahmatullah hanefi
http://www.repubblica.it/speciale/2007/appelli/rahmatullah/
avevo scritto un lunghissimo appassionato post sul congresso.
mi si è cancellato.
noncelapossofare a riscriverlo.... no noncelapossofare.


Inizia e finisce tra gli applausi, Anna Finocchiaro. Orecchini rossi, tailleur scuro, elegantissima, parla al "cuore" della platea. Con la ferrea lucidità che la caratterizza si rivolge soprattutto alle donne e ai giovani. Partendo da un presupposto fondamentale: «O il Pd sarà originariamente il partito dei giovani e delle donne italiane o semplicemente non sarà il Pd»
«Siamo un grande partito, abbiamo una grande storia ma da soli non ce la facciamo a rimettere insieme l'Italia», esordisce la Finocchiaro. Tocca il tema della riforma elettorale: «Un quadro politico troppo frammentato resiste a qualunque riforma elettorale, e senza riforme del sistema politico continua a dispensare incertezze sulla durata e sull'efficacia del governare, e rende inaffidabile la promessa elettorale». Poi avverte: «Paese non si cambia solo con il buon governo, ma se milioni di donne e di uomini trovano un'occasione per mettersi in cammino e cambiarlo anche loro il Paese, avendo garantiti per davvero partecipazione e decisione. Questo riguarda le forme di partecipazione che sceglieremo e non può esserci nessuna ambiguità su questo».
E spiega, con forza, tra gli applausi che ritmano le sue parole, come dovrà essere il Pd secondo lei: «Non può essere frutto del rimescolamento dei ceti dirigenti politici dei partiti che lo compongono. Non lo dico perché voglio rispondere ai miei compagni che hanno deciso di non starci, temendo questa deriva. Lo dico proprio per noi, che della necessità del Pd siamo convinti. Se abbiamo un'ambizione al di sotto di questo, lasciamo perdere. Quello non è il Pd è un'altra cosa e non mi interessa, non interessa all'Italia. Se abbiamo deciso un partito nuovo, facciamo un partito nuovo. Mettiamoci tutti, per davvero, in gioco. E sfuggiamo ad ogni tentazione: non voglio essere la sinistra del Pd voglio essere il Pd». Spiega: «Un partito nuovo c'è e ha una forza pari ai compiti che si propone, se è un partito attraente, innanzitutto, per le donne e i giovani, forze inesauste di una società esausta. Per questo non voglio quote, né rosa né azzurre. O il Pd sarà originariamente il partito dei giovani e delle donne italiane o semplicemente non sarà il Pd. Non sarà quello di cui non noi, ma l'Italia ha bisogno. I miei compagni della sinistra che se ne vanno ritengono che il Pd sarà un partito moderato, che nasce con questa cifra. E io mi chiedo cosa invece possa esserci di più radicale di un partito che riunisca, e massimizzi, la spinta di cambiamento dei riformismi italiani".
Ma tutto questo, prosegue Finocchiaro, «non vogliamo farlo da soli, non possiamo più farlo da soli. Abbiamo bisogno d'umiltà e di dirci che già da tempo la nostra parola politica, la nostra cultura politica non basta più neanche a noi stessi. Che abbiamo saccheggiato altre culture, altre esperienze politiche perché avevamo fame di «parole per dirlo» e non ne avevamo utili di nostre. Ma diciamocelo francamente compagne e compagni: da soli non ce la facciamo. E non è solo questione di percentuali elettorali. Siamo un grande partito, abbiamo una grande storia ma da soli non ce la facciamo a rimettere in piedi l'Italia»
Parla anche della collocazione del partito che nascerà: «Oggi in Europa è nel campo delle forze socialiste che c'è l'idea di Europa aperta e inclusiva che vogliamo. Non si tratta di essere ospiti in casa di altri, ma protagonisti dentro una casa da far diventare più grande e da cambiare insieme».
Si rivolge anche lei a Mussi e alla seconda mozione: «È il tempo di costruire, e ci vorrà una fatica dannata, e un cuore saldo. Non mi rassegno a pensare che questo, compagne e compagni, noi non lo costruiremo tutti insieme. Mi pare insensato per noi, per voi. Ma la decisione è presa e vi auguro buona fortuna. Non perdiamoci di vista»
Poi, si avvia alle conclusioni: «Facciamo un partito nuovo. Non è più l'89. Stavolta non siamo incalzati dalla storia, stavolta proviamo a farla noi la storia. E la facciamo senza guardare indietro. È tempo di legare all'albero una vela e di combinare la rotta alla deriva. Io non ho paura. Sento il peso, enorme certo, della responsabilità. Ma possiamo farlo. Il nostro Paese ha bisogno di una politica migliore. Il Pd dipenderà da noi, potrà esserne il suo migliore interprete. Per essere all'altezza della nostra storia, per essere all'altezza del futuro, per essere utili all'Italia».
Mentre la Finocchiaro scende dal palco, accolta da Fassino, l'entusiasmo della platea è alle stelle. Anche per lei è una standing ovation che non si vuole fermare, neanche quando prende posto, vicino a D'Alema. Alla fine è la presidenza che ferma l'applauso, per far riprendere i lavori del congresso. Tra tanti leader uomini presenti e futuri del Pd, c'è da essere certi che ci sarà anche un leader donna. E si chiama Anna Finocchiaro.
non si torna mai nei posti del passato, specialmente dopo che manchi da tanti anni, perchè è sempre una delusione.
però io ora ne sento un gran bisogno.
un luogo dove anche da adolescente andavo a rifugiarmi nei fine settimana invernali, da sola.
dove ho incontrato il mio primo grande amore.
un luogo che sicuramente ha cambiato in parte il suo volto, specialmente per quanto riguarda la popolazione locale.
si sono sempre un pò approfittati della presenza dei confinati, non è una popolazione di pescatori, oramai credo siano rimasti in pochi ad uscire con i pescherecci, quasi tutti affittano barche e materiale per sub, e i prezzi delle stanze in affitto sono lievitati.
però sugli scogli, da punta eolo a punta dell'arco, a parte qualche costruzione in più, nulla è cambiato.
la natura sarà sempre la stessa, il profumo del finocchietto selvatico e della mentuccia, le passeggiate lungo via olivi fino al semaforo per vedere il tramonto, le macchine che non circolano, punta eolo (lo dice il nome stesso) battuta dal vento, il mare che si infrange....
ecco, io qui vado. due km di isola. un'immersione nella natura, quello di cui ho bisogno.
bisogno immenso di rigenerarmi, come soltanto in mezzo alla natura, la più aspra, so fare.
ma non adesso. tra una settimana.
prima di questa tappa sarò a firenze, a sentire il primo (e ultimo) congresso dei ds.
la cosa mi interessa moltissimo.
avrò da leggere e riflettere parecchio, a ventotene.
il prossimo post, al mio ritorno.
e buon tutto a tutti.


